lunedì 21 novembre 2016

La pace delle cose selvagge

di Wendell Berry 

Quando la disperazione cresce in me
e mi sveglio nel cuore della notte al minimo suono
per paura di quello che potrebbe essere la mia vita e le vite dei miei figli,
vado a sdraiarmi dove l'anatra 
riposa nella sua bellezza sull'acqua, e il grande airone si nutre.
Vengo nella pace delle cose selvagge
che non gravano la loro vita 
di dolore. Vengo alla presenza dell'acqua quieta.
E sento sopra di me le stelle oscurate dal giorno
in attesa della loro luce. Per un po'
riposo nella grazia del mondo, e sono libero.


THE PEACE OF THE WILD THINGS


When despair grows in me
and I wake in the night at the least sound
in fear of what my life and my children's lives may be,
I go and lie down where the wood drake
rests in his beauty on the water, and the great heron feeds.
I come into the peace of wild things
who do not tax their lives with forethought
of grief. I come into the presence of still water.
And I feel above me the day-blind stars
waiting for their light. For a time
I rest in the grace of the world, and am free.



sabato 22 ottobre 2016

Alice Capovolta


Sulla rivista Palomar (cartacea e online) è uscito questo mio pezzo che racconta un progetto laboratoriale, ispirato ad Alice nel paese delle Meraviglie, appena iniziato nelle scuole elementari e in un centro educativo di Pistoia. Lo portiamo avanti io e l'artista Emanuela Baldi, in collaborazione con inseganti ed educatori. 

Lavoreremo molto sul ribaltamento della scrittura, del senso comune, dei ruoli, dell'immaginazione nel reale, perché di fondo lo sappiamo tutti - ma ce ne scordiamo: per crescere bisogna cadere.

http://associazionepalomar.it/alice-capovolta/

venerdì 21 ottobre 2016

Puck

Con Azzurra D'Agostino sto lavorando nelle scuole della montagna bolognese, dove conduciamo laboratori di poesia sull'alterità rivolti ai genitori dei ragazzi delle medie e delle elementari.
Durante un esercizio proposto da Azzurra è nato questo testo - Puck se ne è andato a inizio anno, il 9 gennaio, dopo quindici anni e mezzo di amore. Non è la prima volta che appare nelle mie poesie, ma è la prima che lo fa così esplicitamente. Questa poesia è per lui, per mia mamma e mia nonna.


Dove andiamo quando moriamo?
Chi ci ripara da ciò che temiamo?
Casa vuol dire gatto gigante bianco e nero
col nome di un folletto fatto vero –
vuol dire che mi segui quando torno
un po’ altero un po’ indispettito.
Il giorno in cui ti ho trovato
è il primo giorno in cui ti ho tradito.
Ti ho seppellito d’inverno sotto il limone
la tua testa di leone per sempre sotto la mano.
E l’animale che ci ama, dove lo ritroviamo?

19 ottobre 2016, Vergato

martedì 18 ottobre 2016

Voi non sapete cos'è l'amore


Mattina nuvolosa come si conviene al mese di ottobre. A Torri il paese che torna quieto dopo l'estate, le case che si svuotano e l'odore delle stufe di quelle abitate tutto l'anno. Mucchi di foglie. I boschi che si accovacciano sui tetti, che ci nascondono. Freak è quasi cieco e sordo, ha quindici anni e l'entusiasmo di un cucciolo, anche se non riesce più a saltare per farmi festa quando mi incontra. Facciamo il nostro giro breve, lui mi precede voltandosi appena, fino alla chiesa e al gradino della cappella dove mi fermo a leggere. 


Rosa canina fiorita, la nebbia che fa tutto vicino.


La sensazione di non essere mai davvero distanti dal centro delle vite. Non riesco a pensare che Freak non ci sarà più eppure mi sembra la cosa più naturale accompagnarlo così nella vecchiaia e avvertire che alcune cose non mutano, che l'amore delle bestie non muta. Così è stato a gennaio quando io e mia madre abbiamo salutato Puck, il nostro gatto gigante, bianco e nero, il gatto che nei miei sogni è sempre stato insieme a Freak, anche se nel mondo quotidiano non hanno mai condiviso nulla - se non "me", in posti diversi, in case diverse. E tutte le cose a me intorno/ colgo precorse nell'esistere, inizia una poesia di Zanzotto, un paesaggio dove l'essere umano si annulla, è piccolo immerso in quanto lo precede, lo riconosce e lo oltrepassa nel presente senza fine.


Oggi mi godo lo stare in disparte, il ritorno a un luogo che nel tempo, come l'infanzia, è una stanza della mia casa, una casa che si spacca in più punti perché l'altro deve filtrare, non sempre benvoluto, non sempre trovandomi disponibile allo scambio. Domani sarà la mattina delle castagne. Dopotutto l'autunno è la mia stagione preferita. Il mondo si flette un attimo e si colora prima di sparire.

lunedì 10 ottobre 2016

I sentieri dei tarocchi.



I sentieri dei tarocchi.
Comprendere se stessi e la nostra relazione con il mondo attraverso 78 porte magiche
A cura di Cecilia Lattari e Francesca Matteoni

10  Lezioni (6+4) da mercoledì 12 OTTOBRE a mercoledì 21 DICEMBRE 2016.

EVENTO GRATUITO DI PRESENTAZIONE: 28 settembre ore 21.00

PRIMA PARTE: Studio e uso dei tarocchi. Costo 120 euro
SECONDA PARTE: Approfondimenti, tecniche intuitive, contaminazioni. Costo 100 euro.
Costo complessivo 200 euro (sconto di 20 euro).
Minimo partecipanti: 5 persone.
Indispensabile prenotare.
Orario: 21-23.30

Prima parte a cura di Cecilia e Francesca

Arcani Maggiori
Arcani Minori
Carte della Corte
Metodi di lettura
Meditazione e lavoro sull’ombra
Come tenere un diario sui tarocchi

Seconda parte

Tarocchi e Incantesimi (Francesca)
Tarocchi e Erbe (Cecilia)
Carte Amuleto (Cecilia)
Tarocchi e Oracoli (Francesca)


Descrizione

Lavorare con i tarocchi è un modo di esplorare il mondo e noi stesse attraverso simboli e immagini che ci colpiscono di volta in volta per la loro strana familiarità o per le inquietudini e le piccole verità sepolte che sanno riportare a galla. Significa divenire insieme il Mago e la Sacerdotessa della nostra vita, apprezzare perfino il crollo della Torre come di tutte le nostre convinzioni e riconoscere la buona Stella che ci accompagna. Abbiamo pensato a un percorso intuitivo e di scoperta di sé che parta dai 78 glifi per raggiungere la voce e la saggezza delle erbe che crescono accanto a noi o svelare la magia nascosta in ognuno, creando un incantesimo personale. Chiunque è il benvenuto e non è richiesta nessuna conoscenza pregressa – solo un po’ di curiosità!

giovedì 29 settembre 2016

Dalle Acque alla Valle - cose che accadono al principio dell'autunno


Stiamo sgorgando dalla fonte! Anzi dalle Sorgenti che sanno. Anna Castellari racconta su HO UN LIBRO IN TESTA del suo incontro con il mio progetto sulle FIABE e della nascita dell'antologia che presenteremo io Anna e Azzurra D'Agostino venerdì 30 settembre a Pistoia, ore 18 presso la Libreria Lo Spazio.

Invece domenica 2 ottobre ci sarà la passeggiata poetica nella Valle delle Due Buri! Ne do notizia QUI sul nuovo blog del Centro Sociale di Santomoro. Ed ecco il bellissimo volantino realizzato da Cecilia Lattari. Scarpe comode, pan di via e la vostra fantasia sono tutto quello che occorre per metterci in cammino!






giovedì 1 settembre 2016

Settembre dei poeti

Oggi è iniziato il Cabudanne de sos poetas a Seneghe, nella provincia di Oristano. 
Tutto il programma di questo festival ultra-decennale si può leggere qui:
http://www.settembredeipoeti.it

Il 2 settembre alle 17.00 con Azzurra D'Agostino leggerò poesie da Acquabuia (Aragno, 2014) e altri libri, mentre il 4 settembre alla stessa ora presenteremo l'antologia che abbiamo curato insieme, Un ponte gettato sul mare, che raccoglie i testi nati dall'esperienza laboratoriale nelle case famiglia dell'oristanese, di cui avevo già parlato. Chi fosse curioso e si trovasse in Sardegna può raggiungerci, il programma è ricco e la gente bella; chi volesse sostenere l'antologia può acquistarne una copia A QUESTO LINK, dove tutto il progetto viene spiegato.

La poesia cura, perché unisce, ci sa ancora rendere uguali quando vogliamo entrare nella sua materia senza timore. E questo è il mio libro più bello, anche se non l'ho scritto io.

giovedì 25 agosto 2016

Zizzania

di Louise Glück

QUI LA VERSIONE ORIGINALE

Qualcosa
viene al mondo indesiderato
invoncando disordine, disordine - 

Se mi odi tanto
non preoccuparti di darmi
un nome: ti serve
un altro insulto
nella tua lingua, un altro
modo di incolpare
una tribù di tutto -

lo sappiamo entrambi
se adori 
un solo dio, ti serve
un solo nemico -

Io non sono il nemico.
Solo un trucco per ignorare
ciò che vedi accadere
proprio qui in questa aiola,
un piccolo paradigma
di fallimento. Uno dei tuoi preziosi fiori
qui muore quasi ogni giorno
e non puoi riposare finché
attacchi la causa, vale a dire
qualsiasi cosa rimanga, qualsiasi cosa sia
per caso più resistente
di quella che ti appassiona -

Non era fatta 
per durare sempre nel mondo reale.
Ma perché ammetterlo quando puoi continuare
a fare come sempre fai,
dolerti e incolpare,
sempre le due cose insieme.

Non mi serve la tua lode
per sopravvivere. Ero qui prima, 
prima che tu fossi qui, prima
che tu abbia mai piantato un giardino.
E sarò qui quando rimarranno solamente
il sole e la luna, e il mare, e il campo largo.

Costituirò il campo.


- Traduzione di Massimo Bacigalupo, con piccole modifiche. 
Dal libro: L'iris selvatico, Giano, 2003






martedì 23 agosto 2016

Unicorni!

Sono reduce dalla visione di I believe in unicorns (2014), un film della californiana Leah Meyerhoff, purtroppo non distribuito in Italia. L'ho scoperto grazie alla serie  Stranger Things - mi sono messa a cercare informazioni su Natalia Dyer che interpreta Nancy Wheeler, ed eccola come protagonista di questo piccolo gioiello, il cui poster è stato disegnato da Julia Pott, artista che seguo da tempo per i suoi animali antropomorfici, scarabocchiati, onirici.


Il film è incentrato sulla sedicenne Davina, un'adolescente che si occupa da sempre della madre affetta da SLA (interpretata dalla madre della regista) e fugge in un mondo alternativo alla realtà, come l'ultimo residuo d'infanzia che si trascina nell'età adulta. Gli unicorni sono il suo potere immaginativo, la fantasia che protegge, il romanticismo, ma sono anche l'ingenuità infantile che verrà sacrificata per crescere. Davina si innamora di Sterling, un punk 'bello e dannato', con cui vive un'avventura allontanandosi per alcuni giorni da casa. Entrambi vulnerabili, non è mai del tutto chiaro chi sia il drago e chi l'unicorno, o se i due animali non siano che aspetti di Davina: creatura magica e cacciatrice spietata di se stessa.  


C'è quel desiderio di molte adolescenze di trasformare l'amore in una fiaba, di essere unici e straordinari in un mondo normale e ottuso; vestirsi dei propri sentimenti come abiti sdruciti, strampalati, armature improbabili contro gli adulti che non sanno più cosa sia l'assoluto. 
E ci cattura lo sguardo di pezza dell'unicorno in stop-motion dei sogni di Davina, l'unicorno che non si può domare, che è la sete infinita di fiducia e sorpresa.


Restando in tema "unicorni", qui sotto c'è una mini-playlist i cinque canzoni a loro dedicata -

She was born to be my unicorn dei Tyrannosaurus Rex




I was born a unicorn degli Unicorns (anche nel film!)



The Unicorn song degli Irish Rovers



Dance of the Unicorn dei Citizen Cain



e ancora Marc Bolan che delira e trascina in Unicorn Horn



Ultima perla il film animato nella versione originale del 1982, tratto dal romanzo L'ultimo unicorno di Peter S. Beagle:




lunedì 1 agosto 2016

Se vado in un mondo di sogno


Se vado in un mondo di sogno
mi cullo in un mare di legno
in un letto di tela di ragno
chiudo la notte in un pegno
sul mio occhio bambino –

ogni tesoro nascosto
ritorna vicino.


lunedì 25 luglio 2016

Lo Spirito del Bosco e Piccolo Calendario Estivo tra Isole e Montagne


con Cecilia nel bosco del Volotto
Sono reduce da un fine settimana intensissimo durante il quale io e Cecilia Lattari abbiamo condotto un laboratorio a Torri, il mio paese paterno, intitolato LO SPIRITO DEL BOSCO. Tarocchi, erbe, poesie, camminate nell'abetaia e nei castagneti, racconti notturni, condivisione e una splendida ospitalità da parte del Rifugio La Cà e del Circolo del paese hanno reso quest'avventura speciale, ricordandoci la necessità di stare assieme in modo pacifico, parlando ed esplorando l'anima, ritrovandola nei luoghi. Un'esperienza che vogliamo sicuramente ripetere nell'autunno sulle nostre montagne.
QUI si possono vedere alcune foto, molte delle quali scattate nel bosco del Volotto.

Venerdì 29 luglio alle 18.30 sarò invece al Bar Cipolla in Piazza del Popolo a Rio nell'Elba all' interno dell'Elbabook Festival, per presentare l'anteprima di 'Sorgenti che sanno'. Acque, specchi, incantesimi, curato da Cristina Babino e me,che uscirà ufficialmente a settembre per La Biblioteca dei Libri Perduti.
Il libro nasce dall'esperienza del blog, ora sito, Fiabe, grazie all'interessamento e al grande lavoro di Anna Castellari che ringrazio di cuore.



E dopo questa incursione marina tornano le avventure in montagna! La prima settimana d'agosto c'è infatti il Festival di Poesia e Musica più bello che c'è:L'importanza di essere piccoli, giunto alla sue sesta edizione.
Martedì 2 agosto, nel borgo di Tresana alle 18.30 presenteremo l'antologia Un Ponte Gettato sul Mare, realizzata dal festival di poesia sardo Cabudanne de sos poetas di Seneghe e nata da un'esperienza laboratoriale nei centri psichiatrici della provincia di Oristano a cura di Azzurra D'Agostino e mia.



Sempre ad agosto e ancora in montagna grazie alla volontà di Luca Buonaguidi, ci sarà questo festival, Un tempo lento, a Spedaletto (Pistoia). Io leggo l'8 agosto alle 19.00 e insieme a me c'è la brava cantautrice folk Silvia Vettori.

Seguite i link, date un'occhiata ai programmi, partecipate alla magia dei monti, delle poesie, della musica così donata. Non ve ne pentirete. Parola di volpe.

lunedì 18 luglio 2016

Altri Animali: nuova recensione al mio romanzo

Mi riaffaccio dalle vacanze in Maremma, sprofondata fra tanti libri che da tempo dovevo leggere, per segnalare questa recensione di Leonardo Neri a Tutti gli altri. Esce su un blog che si chiama Altri Animali: direi che meglio di così non mi poteva andare, e coglie alcuni punti importanti, la centralità della morte, la circolarità di questo (strano) romanzo, il fatto che la "fine" non può mai essere come la si è programmata. Ecco il link:

mercoledì 29 giugno 2016

Volare sulla schiena del fiume. Note a margine de La città incantata di Hayao Miyazaki

Tempo fa ho scritto queste prose su uno dei miei film preferiti. Mentre le scrivevo capivo che erano la mia ode all'infanzia.



due città

Due città, due mondi. Uno dove tutto è in superficie: le case che sfilano dall’auto stanno sicure, immote negli anni. Un altro dove l’acqua si alza notturna sotto i pontili, porta navi cariche di spiriti. Uno dove si procede tirandosi dietro inconsapevoli la rete del passato, l’altro dove si perde il nome e l’identità e perdere è non toccare più un corpo nella forma conosciuta. Due città che potrebbero essere la stessa, circondata dal bosco dove si ammucchiano piccole case di pietra, altari votivi. Un fischio di vento le separa, l’inganno fragile, opaco come un muro di cartapesta, che non esista altro da vedere oltre il presente.
( Cosa vuol dire riconoscere? Come può l’acqua del mondo filtrarsi in me, scorrere dalla mia solitudine al tuo cibo, al te?)

l’apprendista

Nel paese dove si indossa l’anima la bambina deve lasciare il segno volatile del nome, tenerlo indecifrabile in un talismano. Nel paese dove si indossa l’anima è proibito approfittare dei doni – solo ciò che è offerto può nutrire, renderci sostanza. La bambina è nella storia ora, tra animali parlanti, creature grottesche, vecchie maghe avide e tutto è rovesciato:  coloro che avrebbero dovuto proteggerla sono privati dell’aspetto e del linguaggio a causa dell’ingordigia degli adulti – coloro che non sanno più intuitivamente rispettare i segreti – il suo restare è affidato ad un estraneo o qualcuno affiorato da un luogo lontanissimo della conoscenza. La bambina scende nelle caldaie del palazzo, nel fuoco dove si forgia il lavorio del tempo. Un uomo-ragno controlla la fornace, la trama della fiamma che scalda e asciuga. Tutto qui ha occhi, perfino la fuliggine che dorme nei buchi. La bambina abbandona i vestiti, solleva un pezzo nero di materia, la leggerezza faticosa dell’essere nessuno. Essere solo ciò che possiamo fare, un gesto, una pazienza. Lo spossessamento è il suo apprendistato.

assenze

Dentro il palazzo le stanze si moltiplicano - scale, porte, corridoi. Fuori crescono i frutti minuscoli della nostra salvezza. Bacche, mirtilli. Dentro il palazzo pensiamo che il nostro immaginario non ha fine o approdo l’attesa, soluzione la ricerca, destino la ricchezza dei suoi ospiti. Si dorme sulle assi e le finestre sono pitture del mondo all’esterno. Cosa succede agli oggetti riposti nei cassetti, alle pareti quando le abbandoniamo? Chi cammina senza la paura, addomesticato, sui pavimenti vuoti? Ora la pittura prende respiro, è un ritmo sui vetri. Piove incessantemente dal mattino.

ospiti misteriosi

Chi non ha volto non ha l’occhio per sentire la distanza. Il suo demone è la fame dell’altro, lo avvicina maldestro, confonde il contatto con la  conoscenza. Chi non ha volto non ama, ma desidera, vive da sempre la mancanza del suo nome. Si ingigantisce come un sacco scuro degli alimenti, persone che divora, ma non distingue i contorni, la specie di ciò che contiene. Senza volto terrorizza perché lui stesso non può descriversi, può volere solamente, senza soddisfazione. La bambina non lo teme: per un attimo sono uguali, abitano la debolezza e lo smarrimento. Senza volto non può offrirsi, ma vorrebbe, sbaglia ogni sua gentilezza. La bambina ha imparato che ogni ospite è un corpo apparente – deve ascoltarne il silenzio per capire. Oppure andare a fondo, dentro il fango, il ferrovecchio, il ciarpame, l’odore insopportabile che si attacca all’acqua scrosciante della vasca, al tatto. Avere il coraggio di afferrare, lavare le ferite che altri esseri umani infliggono alle cose naturali. Sotto le croste e la sporcizia c’è uno spirito di fiume. Come ritorna libera la sua trasparenza. Sotto la nostra fame materiale c’è l’acqua preziosa dell’eredità. Recuperare la memoria è fare pulizia.
  
fondo di palude

Quando noi ci amiamo ti trasformi in qualcosa che non posso trattenere. Ogni volta che sono stata bambina ho amato solo genti fantastiche, che parlavano lingue animali, che sapevano di nuvola e pericolo ed esplorazione. Mentre sono nel sogno tu mi stai nel sangue come terra, come luce toccata sott’acqua. Se tu sanguini e non hai pace io non posso che farmi più piccola, partire come tornando a casa, ed è tutto un biglietto di sola andata, questo poter ricordare, le mie mani, i tuoi denti, l’ossatura di carta del cielo, lo sprofondare di bosco e acquitrino. Chi dice che la palude è oscura non sa che è anche incolta e meravigliosa – intatta e come te sconosciuta. Mia protezione. O mio mondo infantile.

uguaglianza

Le cose stanno dentro la pioggia che è discesa, si estende in una pianura azzurra, solcata dalla ferrovia. Nei vagoni del treno non ci sono compagni, ma tracce di tutte le vite che non potremo attraversare, il paesaggio è senza interruzione, ci raccoglie nel rumore del pensiero. Le differenze sono onde che scompaiono calme tra le ruote, io non so più cosa è lontano né dove sia ieri, così arroccato e saldo. La bambina non sa dove riprenderà a camminare. Ogni viaggio è uguale all’ultimo, se ne esce come da un involucro, come scostando piano trame di se stessi dal futuro. Non so mai dove sei in quest’oceano della mia essenza - nella casa dal tetto di paglia appena superata, nel passeggero che scende con stanchezza, nella luminescenza che viene dal fuori nella notte. Se ti amo, quale parte amo di me. Come scelgo di sporgermi dall’acqua.

casa

Nonna, ho sempre creduto che tu abitassi qui, dove ci si ferma, non si può più oltrepassare. Che questa storia fosse quella che venivi tessendo, che mettevi nella tazza del tè nelle sere d’autunno. Che il sentiero della tua soglia portasse al conforto, alla restituzione. Nonna, in un tratto nel quale siamo ancora insieme e tutto non è più di pochi fili intrecciati, di nomi che si conservano anche se cambiano le fisionomie, le dimensioni. Ho camminato fino a te, ho volato nel fiume della lentezza, del dolore, della maturazione, come aggrappandomi alla schiena di un drago docile e temerario. E questo avviene in sogno, e dal sogno ne tengo il sapore negli oggetti, negli elementi minerali, la fiamma del camino, la pietra del suolo, l’aria che non mi trascina, ma sospende sul luogo dove divento ciò che sono. La bambina si sveglia e non ha perso niente di coloro che ama. Sa che ogni mondo è vero.

domenica 19 giugno 2016

Festa di Mezza Estate a Santomoro

Questo giugno è ballerino e piovoso, ma noi non ci perdiamo d'animo e DOMENICA 26 GIUGNO ci sarà la Festa di Mezza Estate Santomoro, a Pistoia. Molte sono le sorprese che stiamo preparando: inaugureremo la bella mostra fotografica di Jacopo Ferri, nostro compaesano, sui luoghi in abbandono della montagna pistoiese; ci accompagnerà con la musica il Collettivo Folcloristico Montano; ci saranno le bolle di sapone giganti, giochi e balli per bambini; cibarie per tutti e il nostro Mercatino! Artigianato, bigiotteria, vinili, fumetti, miele, sedie impagliate, creazioni e curiosità...
Io mi sono improvvisata artigiana di candele, grazie al laboratorio che nell'autunno scorso abbiamo fatto al Centro Sociale con Cecilia Lattari per imparare a fare candele ecologiche, usando la cera di soia. E mentre mi trovo nel mezzo della Scozia sto raccogliendo fiori e magie per altri piccoli oggetti. 
Quindi non predente altri 
impegni! Salite in collina, venite a trovarci, curiosate, guardate, comprate, divertitevi - che qua vicino ai boschi si sta bene.

Le lucciole, i giardini, le fate

le case un po' magiche e un po' abbandonate

le piccole storie del nostro paese

bolle di sapone e altre sorprese

il mercatino, le fotografie

musica allegra in tutte le vie

giocate, cantate, ballate

venite alla Festa di Mezza Estate!



lunedì 6 giugno 2016

Estate a Torri; eventi a Santomoro - fermento tra collina e montagna!

Come ogni anno è uscito il giornalino delle attività estive del 
paese di Torri. 
Si trova in giro per Pistoia ed è gratuito, ma si può anche sfogliare virtualmente QUI.
C'è una mia minuscola fiaba su un bosco speciale, un vecchio cane e una misteriosa trasformazione, seguita dalle poesie di Alfano, l'abitante più anziano e illustre della frazione La Ciliegia. 

Nel frattemo questo giugno santomorino è ricco di avvenimenti da non perdere! 
Sulla pagina facebook si possono trovare gli eventi e le informazioni, ma riassumendo:

Giovedì 9 giugno, ore 21.00
Presentazione del libro della scrittrice Alessandra Bruni Madame Tibet, biografia di Alexandra David Néel, prima europea a raggiungere Lhasa all’inizio del Novecento. Con proiezioni e in collaborazione con la libreria Fahrenheit 451.
Presso il Centro Sociale.

Domenica 12 giugno
Strasantomoro. Raduno al Centro Sociale alle 7.30. Partenza alle 9.00

Domenica 26 giugno Festa di Mezza Estate.

PUNTO DI RISTORO: Centro Sociale.
PUNTI MERCATINO: Borgo e Piazza della chiesa
Ore 9.00 Ritrovo al Circolo e partenza per visita al Cippo della Serrantona
Ore 16.00 INIZIO della Festa: presso il Centro Sociale. Inaugurazione  della mostra di fotografia di Jacopo Ferri, E me ne voglio anda' da 'sta montagna.
Ore 16.30 Incontro pubblico sulla attività del Centro Sociale, passate e future.
Ore 17.30 Apertura Mercatino.
Ore 18.30 Attività per i bambini in Piazza.
Ore 19.30 Musica: Collettivo Folcloristico della Montagna.

Dal tramonto: installazione poetica negli orti del Borgo: "Sono tornate le lucciole".

sabato 28 maggio 2016

Nota critica ad Acquabuia su Poetarum Silva

Segnalo a questo link una lettura del mio ultimo libro di poesia (con una selezione di testi), apparsa ieri su Poetarum Silva. Grazie a Pier Francesco De Iulio!

mercoledì 11 maggio 2016

Alice nel Paese delle Meraviglie: un'Avventura in Libreria

Allora, domani accade questo a Pistoia. Io mi sto preparando a un pigiama party perché so che potremmo parlare di Alice per ore! Ma cercheremo di contenerci. Ho dei compagni d'avventura d'eccezione: l'istituzione delle edicole pistoiesi, Igor  Beneforti, la meravigliosa traduttrice Anna Rusconi e i librai!
Troverete -
tè e infusi (ma anche birra per Stregatti)
strane visioni e oggetti
parole e segreti
calze a righe ideali o reali
e forse ... qualche testa!



mercoledì 4 maggio 2016

Territori, poesia, istituzioni: quindici anni di resistenza (dal numero 1 del gornale Palomar)

Pubblico integralmente il mio scritto per il primo numero (gennaio-febbraio 2016) del giornale  dell'Associazione Palomar. In attesa di Pistoia Capitale della Cultura 2017, mi pare opportuno.

L’8 luglio 2015 presso Villa Stonorov ha aperto i lavori del convegno Palomar e la città l’incontro seminariale: “Crescere ai margini: la poesia, i territori, l’ascolto negli anni zero. Quindici anni di resistenza tra l’Appennino Bolognese, Pistoia e Firenze”. Coinvolti alcuni curatori di importanti manifestazioni legati alla poesia sul territorio: Vittorio Biagini (Associazione Laboratorio Nuova Buonarroti, Firenze), direttore di Voci lontane, voci sorelle, festival fiorentino di portata internazionale, di cui si è svolta questo settembre la tredicesima edizione; Daria Balducelli curatrice insieme ad Azzurra D’Agostino (Associazione Sassiscritti, Porretta Terme) del festival appenninico di poesia e canzone d’autore L’importanza di essere piccoli, quest’agosto alla sua quinta edizione e da due anni presente anche nel comune di Pistoia per una data al Castagno; me medesima, in qualità di ideatrice del piccolo festival di poesie, Perché tale è la mia natura, che si è svolto per due edizioni a giugno, presso il circolo Arci Le Fornaci a Pistoia; Nicola Ruganti, moderatore e presidente di Palomar, l’Assessore alla Cultura Elena Becheri e la Presidente della Commissione Cultura del Comune di Pistoia, Rosalia Billero.
I territori interessati sono vicini geograficamente e culturalmente e i festival e le iniziative promosse dagli operatori, che sono spesso poeti loro stessi, vanno a formare un calendario di appuntamenti estivi, con varie anticipazioni, iniziative collaterali, laboratori di lettura e scrittura durante il resto dell’anno. C’è inoltre una comunanza di intenti e di sentimento: la comunità assente, che non riescono a intercettare né a ricreare istituzioni attente per lo più ai dati numerici, ai grandi eventi e non al lavoro di ricerca, al valore sovversivo del gesto artistico e dunque alla naturale vocazione minoritaria delle arti tanto più sono autentiche, rinasce nei contatti e nella stima reciproca di chi si impegna per portare la parola nell’esperienza dei luoghi, dei lettori e dei curiosi, della gente di quartiere, delle realtà periferiche. Siamo lontani dai salotti patinati, da un’idea elitaria della letteratura o meglio se alla fine non sono certo le masse a essere raggiunte, ma un gruppo di individui, più o meno vasto, che inizia a camminare in quel bosco potente e ignoto del linguaggio, questo non è affatto composto da addetti ai lavori, ma da un’insieme imprevedibile di esseri umani che hanno sete, anche se magari non lo sanno, di vedere il mondo attraverso altri occhi, di commuoversi, magari, per il mondo non più tanto banale eppure semplicissimo, in cui si trovano a vivere. Anzi si potrebbe rimanere sorpresi da quanti pochi docenti scolastici, accademici, per non nominare gli impiegati dei vari uffici cultura e simili facciano capolino.  
Perché la poesia, perché portarla nei territori con la grande fatica di un lavoro quasi sempre poco retribuito, se non addirittura volontario? Il lavoro culturale infatti è caratterizzato dal costante precariato, da stipendi inesistenti o ridicoli, a meno che non si sia appresa bene la lezione italiana accodandosi al professore giusto, magari accettando di chiudersi fuori dal mondo dei vivi dentro le teorie senza piedi, chiudendosi perfino fuori dal mondo di quei libri che ridono e piangono e si concedono perfino di errare, perché si mescolano con le traversie dell’esistenza di ognuno, scrittrice, lettore, passante. Si continua non certo per dimostrare o aspettarsi qualcosa dagli enti che, nel migliore dei casi, assumono un atteggiamento assistenziale o celebrativo, non comprendendo che a nessuno di noi interessa sentirsi dire quanto è bravo – ci interessa, come a ogni essere umano, poter lavorare e lavorare bene, condividendo quanto sappiamo fare. Piuttosto il senso di quanto viene fatto sta proprio nell’ineluttabilità della poesia o delle poesie, declinandola in infinite varianti, in quella natura a cui non ci si può sottrarre, come ho cercato di mostrare con il titolo della mia rassegna pistoiese, esattamente come non si può smettere di respirare. Il senso sta anche in quel bisogno sempre più chiaro di condivisione, di quel particolare nutrimento che aumenta se aumentano i conviviali, che si rinnova nell’immaginazione, nelle terre dell’arte, ricordandoci che tutti e cinque i nostri sensi sono doppi: annusiamo, assaggiamo, tocchiamo, ascoltiamo, vediamo con il cuore oltre che con gli organi preposti dei nostri corpi. E l’intelligenza del cuore va costantemente allenata alla curiosità come all’attesa di una parola diversa che tiri fuori la meraviglia dalla bruttura. Quello che accade quando una persona come noi cerca sostegno economico e appoggio presso gli enti di questo paese sciagurato, è spesso umiliante: ci si aspetta con qualche illusione di essere accolti e di poter strutturare progetti per il bene comune, si trovano tempi di attesa ridicoli, l’ignoranza supponente di chi magari un posto fisso statale ce l’ha e non può perdersi dietro ai pazzi; o peggio si trovano parole sciocche e condiscendenti di direttori, dirigenti, amministratori che hanno davvero confuso gli organi di senso e le loro funzioni. Più rari sono gli esempi di istituzioni attente e solidali, e in quei casi le economie sono sempre scarse. E tuttavia accanto a questo scenario poco rassicurante nel tempo abbiamo imparato a riconoscerne un altro, fatto di comunissime persone - abitanti di frazioni montane e collinari, tagliati fuori per età o locazione dai contesti urbani; ragazze e ragazzi che per loro conto hanno voglia di leggere e scrivere ben oltre i compiti scolastici e sanno che nei libri ci sono persone in carne e ossa, alleati, avversari, guaritori; individui che per caso capitano ad ascoltare una poesia e poi non sanno più farne a meno, perché le parole erano strane e il luogo bello, perché, parafrasando quanto pochi giorni fa mi ha detto una compaesana, la stanchezza e le difficoltà della vita non si alleviano andando a dormire, ma provando a raccontarci qualcosa di nuovo prima di prendere sonno.
Conosco molto bene le persone invitate al tavolo, alcune sono tra le mie amicizie più care e leggo le loro poesie con la gioia di incontrare qualcosa di mio che credevo perduto, ad altri devo l’esordio nel panorama letterario e il preziosissimo primo insegnamento per cui i veri maestri sono coloro che ti permettono di prenderti tutta la responsabilità dei tuoi dubbi come delle tue scoperte, che non mettono su un broncio stizzoso quando lasci il nido. Conosco soprattutto il desiderio di apertura e le capacità di gente come Vittorio, Azzurra, Daria. Tutti noi vorremmo che questo primo momento estivo fosse solo l’inizio di un processo di emersione di quanto già esiste: un dialogo costante, attraverso le pagine scritte e attraverso le voci, dentro cui nessuno parla più forte di un altro e dove il territorio non è frutto di una delimitazione geopolitica, ma il posto segreto in cui ci avventuriamo riscoprendolo luogo d’origine e d’approdo, una casa con le porte aperte che dà sulle nostre montagne come sulle vie urbane. Tuttavia per non perdere l’entusiasmo occorre quel minimo di risorse per sopravvivere, e per dire casa un luogo occorre sapere che sei accolta, altrimenti vai altrove. L’augurio è che il nostro altrove inizi proprio dove si è deciso di tornare o dove da sempre con coraggio ci si inventa una vita.


Francesca Matteoni, Santomoro, novembre 2015